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Economy of Francesco

“Occorre dare voce e dignità ai poveri e agli scartati” […]
“Occorre accettare strutturalmente che i poveri hanno dignità sufficiente per sedersi ai nostri incontri, partecipare alle nostre discussioni e portare il pane alle loro case”.
(P. Francesco)
 
Queste alcune delle urgenti parole lapidate dal Papa, in occasione di Economy of Francesco.

 

The Economy of Francesco. I giovani, un patto, il futuro – Assisi 2020

 
è un incontro rivolto a economisti, imprenditori e promotori di economia sostenibile under 35 di tutto il mondo, promosso da Papa Francesco.
 
L’incontro, previsto inizialmente per il mese di Marzo 2020, non è stato certo risparmiato dallo slittamento dovuto dalla pandemia di COVID-19, e così si è tenuto online dal 19 al 21 novembre dello stesso anno; l’evento in presenza è stato rinviato invece all’autunno 2021 a causa del perdurare dell’emergenza.
 
Incredibile la potenza delle parole che il Papa ha rivolto ai giovani.
Riprendendo un’eloquente immagine omerica, possiamo considerare le parole pronunciate dal pontefice come delle vere e proprie frecce.
Non si tratta però di dardi feroci, mossi da intenzioni nemiche con il solo scopo di annichilire l’obiettivo, ma sono ricoperte di ali. Un piumaggio riveste l’intera profondità della parola, infondendole precisione, dolcezza, stabilità.
 
Andiamo però con ordine. Per capire il nucleo attorno al quale gravitava l’incontro facciamo un passo indietro nella storia. E sarà un passo bello grande, se vogliamo arrivare sino all’antica Grecia.
Possiamo infatti considerare Aristotele come l’iniziatore di una visione di economia civile, intesa come dottrina economica votata al raggiungimento del bene totale quanto del bene comune.
Benessere dei singoli o produttività di mercato? Bisogna prediligere l’uno o l’altro, e perché?
Riflessioni circa un possibile connubio fra “bene totale” e “bene comune” volendo utilizzare queste espressioni, tanto care ai nostri amici greci non hanno mai smesso di arrovellare le menti di celebri pensatori, saltellando da Cicerone a Tommaso d’Aquino o allo stesso San Francesco. E non dimentichiamoci del contributo dato in età moderna dall’economista Adam Smith e Hume, grazie ai quali nacque il movimento della Political Economy.
Economia e politica: è mai possibile separare questi due termini, oppure costituiscono un binomio assolutamente inscindibile?
Da quanto emerge da Economy of Francesco, sembra proprio di no. E non solo: il papa aggiunge un ulteriore concetto, o meglio… attribuisce a queste due possenti parole un sottofondo che mai deve essere dimenticato: l’inclusività.
È possibile fare economia senza inclusione?
Costituisce davvero un “programma politico” constatare quanto l’unione e non la disuguaglianza sia fondamentale per il benessere dei cittadini? Davvero il capitalismo ha condotto l’umanità a un punto così drastico da costringerci a politicizzare perfino l’accoglienza?
Ecco come rimbomba l’eco delle parole del papa. Ecco l’urgenza di cui Francesco vorrebbe renderci partecipi. Tutti e tutte. Senza esclusioni alcune.
“Non siamo condannati a modelli economici che concentrino il loro interesse immediato sui profitti come unità di misura e sulla ricerca di politiche pubbliche simili che ignorano il proprio costo umano, sociale e ambientale”, ha proclamato il Papa.
 
E ancora: “Urge una diversa narrazione economica, urge prendere atto responsabilmente del fatto che l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista e colpisce nostra sorella terra, tanto gravemente maltrattata e spogliata, e insieme i più poveri e gli esclusi. Vanno insieme: tu spogli la terra e ci sono tanti poveri esclusi. Essi sono i primi danneggiati… e anche i primi dimenticati”.
È chiaro come lo scopo dell’incontro sia un nuovo modo di intendere l’economia secondo lo spirito di Francesco d’Assisi, ovvero di temi vicini alla cosiddetta economia civile.
Una solida ed inclusiva economia non può limitarsi al solo assistenzialismo: “Occorre dare voce e dignità ai poveri e agli scartati’’, abbiamo già ricordato. È il momento di dare basta alle ipocrisie, a false e inani assistenze.
Ha senso propinare una parvenza di autonomia, ben sapendo che si tratta soltanto di mera illusione? Ha senso ingannare il povero, facendogli credere di avere una voce che invece gli neghiamo?
No. Assolutamente no. E il pontefice si scaglia contro queste falsità. La Madre Terra ha bisogno di noi, tutti e tutte noi, senza esclusioni e senza veli. Ci sta chiamando. Anzi… sta ormai da un bel po’ implorando il nostro aiuto. Rimanere ancorati ai nostri veli, alle reticenze e alle nostre paure non ci porterà da nessuna parte.
È difficile, impervio e doloroso camminare oltre le nostre paure, affrontarle e gestirle. La Terra lo sa bene, ma sa bene anche che ha bisogno di noi. La nostra casa è in fiamme, e ha bisogno di noi.
L’invito di Francesco è di credere in noi stessi e in noi stesse.
Abbiamo il potenziale per farcela!
Noi giovani spesso ci sentiamo sopraffatti dalle nostre paure: ci sembra di essere ghermiti, così tanto che esse riescono proprio ad anestetizzare le nostre volontà.
Ma anche questa è solo un’illusione!
E’ legittimo tremare per la paura, ma ciò non vuol dire che essa riuscirà per sempre e definitivamente a paralizzarci. Le paure non vinceranno, ci rimbrotta il Papa, bensì dobbiamo essere noi giovani e la Terra a vincere.
Com’è solito fare, Francesco con le sue parole strizza l’occhio all’inclusività, alla preziosità dei diritti e delle uguaglianze.
E’ il momento di sentirci partecipi del cambiamento, di diventare protagonisti di una nuova narrazione economica, civile e culturale.
Possiamo davvero essere attori sociali?
Ci chiediamo spesso: “Non solo attori”, la tallonante risposta del Papa, “ma protagonisti”.
 
Come possiamo essere protagonisti della storia? È la domanda che sorge spontaneamente.
E qui, ecco che fa capolino un terribile errore del nostro tempo.
In un sistema capitalista e basato sulle apparenze, si tende a dare più risalto all’intera foresta piuttosto che al singolo albero. I modelli standardizzati di uomini e donne ci convincono di dover essere dei “super eroi”, detentori di qualche super potere senza il quale saremmo completamente inutili. Ma la vita non è un film hollywoodiano, ecco la rivoluzione copernicana che ci trasmette Economy of Francesco.
Non abbiamo super poteri, eppure siamo eroi. Com’è possibile?
Ovvio: esercitiamo il nostro eroismo nell’unico contesto che ci è dato di vivere.
La quotidianità.
“Passata la crisi sanitaria che stiamo attraversando, la peggiore reazione sarebbe di cadere ancora di più in un febbrile consumismo e in nuove forme di autoprotezione egoistica. Non dimenticatevi, da una crisi mai si esce uguali: usciamo meglio o peggio. Facciamo crescere ciò che è buono, cogliamo l’opportunità e mettiamoci tutti al servizio del bene comune. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma che impariamo a maturare uno stile di vita in cui sappiamo dire “noi”. Ma un “noi” grande, non un “noi” piccolino e poi “gli altri”, no, questo non va”.
Apriamoci al cambiamento.
Apriamoci all’inclusione.
Apriamoci alla fratellanza e alla sorellanza, alla reciprocità e all’Amore.
Un invito a sporcarsi le mani e a credere in noi stessi.

 

Ecco l’anelito del gruppo  FUCI di Milano , che nella serata del 2 dicembre 2020 ha organizzato un incontro sulla piattaforma Zoom sul tema di Economy of Francesco. A una prima visualizzazione del video nel quale il pontefice lanciava ai giovani l’adrenalinica sfida, la riunione ha assistito allo scambio di opinioni dei giovani circa la tematica.

È davvero galvanizzante sapere che i giovani sanno interessarsi con ammirazione e dolcezza a tematiche così importanti!

Ricordiamoci sempre:
la Terra è di tutti, la società anche.
 
Non sono ammesse esclusioni.
 

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