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VACCINI: TRA RESPONSABILITÀ E LIBERTÀ

“Vaccini: tra responsabilità e libertà”. Questo il titolo del seminario organizzato dal gruppo F.U.C.I. di Urbino il giorno 9 Dicembre.

Un tema delicato, che unisce l’umanità intera nell’interesse ma divide per dubbi e paure.

Ci si è interrogati sulle motivazioni che possono condurre le persone alla decisione di sottoporsi, o non sottoporsi, alla vaccinazione e sulla prospettiva dell’obbligo vaccinale. È una possibilità non ancora concretizzata, ma presumibilmente ipotizzabile.

Come moderatore vi era il professore Michele Cencio, mentre i relatori erano i professori Fabio Giglietto e Piero Sestili: il primo docente di Internet studies presso il dipartimento di scienze della comunicazione di Urbino, il secondo insegnante di tossicologia genica e farmacologia.

Partiamo proprio da qui, dalla presenza di questi due ospiti: quello del vaccino è un tema complesso, e per poterne discutere è necessaria una preparazione di un certo tipo, una cultura scientifica davvero solida.

Come, d’altronde, vale per qualsiasi argomento che risulta particolarmente delicato: le persone e la società sono piene di sfaccettature diverse, realtà complesse e intricate, ma proprio le diverse competenze di ciascuno di noi possono districare la matassa di informazioni e fake news dalle quali veniamo bombardati costantemente.

Ognuno di noi è interessato o competente in determinati settori, perché ognuno di noi ha peculiari unicità, talenti, caratteristiche che possiamo senza esagerazione chiamare anche “doni”. Un frequente errore che avviene nella società è il livellamento di tali doni, di tali peculiarità che, anziché essere difese in quanto preziose “diversità”, vengono ragguagliate a favore dell’apparenza. Viviamo in un mondo frenetico, dove spesso le persone sentono l’esigenza di sentenziare su tutto e tutti, e nella corsa verso i giudizi inevitabilmente si inciampa e si cade in errori madornali.

È quello che succede con la scienza e – riprendiamo l’argomento iniziale – con i vaccini.

Senza alcuna competenza in ambito scientifico, ci si sente in dovere di giudicare l’operato degli scienziati e dei virologi. Il problema diviene poi il risalto che viene dato a tali pericolose affermazioni, risalto che spesso viene tristemente elargito da fazioni politiche alla bieca ricerca di voti.

Non si pensa, in questi casi, alla delicatezza della questione?

Chi pensa ai cittadini?

Chi pensa alle responsabilità di tutti noi?

Perché è di questo che si tratta: un connubio di libertà e responsabilità. Salvaguardare l’incolumità del prossimo, mediante la propria auto-custodia.

Dovremmo forse attingere all’ideale platonico di cittadinanza e di politica, dove realizzare il bene della comunità diviene virtù da perseguire per essere un cittadino giusto. Dovremmo forse riconsegnare alla scienza indagini e approcci di tipo euristico dei quali troppo spesso osiamo privarla, insieme alla nostra fiducia.

Fiducia che sarebbe il momento di provare anche fra di noi, gli uni per gli altri.

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